Analisi sulla cal. 22lr usata a Berlino: una teoria stragista in Europa

(di Alberto Mandracci)


Sono ormai passate molte settimane dall’attacco TIRroristico, permettetemi di usare questa fraseologia per identificare le azioni perpetrate con veicoli pesanti contro la cittadinanza, piuttosto che le canoniche azioni di terrorismo nelle quali sono usate armi solo automatiche o assieme ad esplosivi.

E' ora possibile quindi effettuare alcune considerazioni “a mente fredda” ed anche nel riserbo che seguita a circondare le indagini, sarebbe superficiale affermare che Anis Amri avesse trovato un’arma così piccola per motivi di denaro, o di logistica oppure perché ritenuto già “bruciato”.

Proviamo iniziando ad analizzare l’arma stessa.




La pistola era una Erma EP 552 in calibro .22lr prodotta dalla ditta Erma Werke Waffenfabrik che è quasi una copia della Walther PPK. Il modello EP 552 si differenzia dalla EP 555 poiché quest’ultima era in calibro .25 ACP (conosciuto in Europa come 6,35 Browning), mentre la PPK è disponibile in cal. .380 ACP, .32 ACP e .22lr

La Erma Werke Waffenfabrik venne fondata nel 1922 da B. Geipel e, tolte alcune armi militari come l’MP38 e l’MP40, il suo core business è sempre stato quello delle armi di piccolo calibro, tanto da produrre modelli del Mauser 98k, decalibrato, a fini addestrativi. La ditta fallirà nel 1998 venendo acquisita dalla Suhler und Sportwaffen, che è una divisione della Styer Mannicher.


Osservando le immagini a disposizione scattate dalla Polizia di Stato, ai fini della comparazione tra il colpo che ha attinto l’agente ferito e quello che ha ucciso il camionista polacco Urban, si nota certamente l’evidente compatibilità, ma anche una certa usura dell’arma visibile dalla doppia percussione anulare e dalle impronte lasciate sul fondello del bossolo.

Il motivo di ciò potrà essere svelato solo seguendo a ritroso il percorso dell’arma e da che momento, e da quale luogo, essa sia entrata nel giro delle armi a disposizione della rete terroristica. Il fatto che l’arma sia la stessa attesta, in modo lapalissiano, che era in possesso dell’esecutore già prima della strage.

Verrebbe spontaneo domandarsi perché procurarsi una pistola il cui potere d’arresto è molto basso, quando la rete terroristica dispone quasi certamente di un notevole arsenale nel quale è possibile prelevare anche armi automatiche?

Poteva essere a corto di denaro, dal momento che il costo di una Erma EP552 è di circa € 100,00 sul mercato legale, oppure perché era l’unica disponibile in quel momento ed in quel luogo?


In effetti, tali considerazioni, potrebbero sottovalutare la cura con la quale sia stata pianificata l’intera operazione. L'attentatore ha viaggiato per mezza Europa, fatto questo che, gia' da solo, sarebbe stato impossibile senza una certa disponibilita' di denaro.

In effetti “l'arma d'impatto” usata nella strage e' stata un mezzo pesante, per cui un’arma facilmente occultabile e poco rumorosa che non attrae l'attenzione e che non stordisce se utilizzata all'interno della cabina di guida di un camion e' da considerarsi molto adatta. Infatti, chi ha usato il cal. 22lr, avrà notato che il suo suono è più basso rispetto a quello di molti altri calibri per canna corta ed inoltre il proiettili non avrebbe mai potuto trapassare il corpo dell’autista producendo un sospettoso foro nell’abitacolo.

Inoltre non dimentichiamo mai che, forse non casualmente, l'attentatore aveva scelto di operare in una nazione ben diversa dalla Svizzera o dalla Repubblica Ceca, dove il numero elevato, di cittadini armati, lo avrebbe esposto ad un altissimo rischio di essere immediatamente neutralizzato.


Un elemento che dovrebbe farci riflettere è che probabilmente si stia passando da terroristi suicidi a esecutori di azioni stragiste che intendono sopravvivere all’azione stessa al fine di poterne compiere altre. In Turchia, invece, le armi usate sono state quelle canoniche, poiché doveva esserci un’infiltrazione in un night e, ovviamente, l’uso di un eventuale automezzo mezzo era impossibile.

L’ultima azione terroristica avvenuta in Israele, è stata perpetrata con un veicolo pesante ma, la reazione a fuoco immediata, coadiuvata da due cittadini armati, ha ridotto in modo importante, il numero di vittime.

Osservando i punti di impatto dei proiettili sparati, sulla parte anteriore dei veicoli a Nizza e in Israele, si notano differenze nella precisione del tiro da non sottovalutare. Infatti nella prima, dove solo agenti di polizia hanno operato, questi sono dispersi in una rosa molto ampia, mentre in quella israeliana, una guida turistica, in modo particolare, ha agito piazzando numerosi colpi ravvicinati detti “doubletap” che implicano una elevata capacità nel maneggio dell’arma. Molto probabilmente anche in Italia molti cittadini hanno un livello di competenza nell'uso delle armi paritetico alla guida turistica israeliana ed, in questi momenti, queste capacità andrebbero sfruttate e valorizzate.


L’insieme di tutti gli attacchi perpetrati sul territorio europeo dimostrano grande capacità di pianificazione e la calibro .22lr in mano all’esecutore della strage di Berlino sembra rientrare in pieno in questi canoni.

Indubbiamente lo studio da parte delle autorità inquirenti e la tracciatura dei percorsi dell’attentatore e dell’arma potranno portare alla luce molte informazioni utili.

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