Cessioni tra privati: un problema inesistente


La lettera al Direttore del Corriere della Sera in replica al pessimo articolo pubblicato ieri sulla versione on-line e sull'edizione Lombardia del quotidiano. Se è vero che da un lato il giornalista può mantenere segrete le sue fonti, dall'altro non è neanche vietato dubitare della loro reale esistenza, specie quando propagandano sciocchezze come quelle contenute nell'articolo.

Gentile Direttore, ho letto con meraviglia l'articolo pubblicato ieri sul vostro sito internet e sull'inserto Lombardia col titolo "La Lombardia è una regione in armi". Quale presidente di un'associazione che tutela i diritti dei detentori legali di armi (il Comitato Direttiva 477) mi rammarico nel leggere affermazioni infondate e pretestuose come quella già nel sottotitolo, secondo cui la legittima compravendita delle armi tra privati sarebbe un pericoloso mercato "fuori controllo". Ciò corrisponde quantomeno ad una grave falsità, dato che, come evidentemente sia l'autore che il fantomatico intervistato ignorano, la legge impone a chiunque ceda armi la verifica del possesso di un titolo autorizzativo da parte dell'acquirente ed inoltre, a transazione avvenuta, entrambi i soggetti hanno l'obbligo di recarsi entro 72 ore dall'Autorità di Pubblica Sicurezza a denunciare uno la cessione e l'altro l'acquisto, di modo tale che l'Autorità stessa sia sempre a conoscenza di ogni movimentazione e sopratutto sappia esattamente ogni arma dove e da chi è detenuta. Le conseguenze per il proprietario di un'arma che, anche accidentalmente, la ceda a soggetto non autorizzato sono gravissime, motivo per cui è inoltre consuetudine richiedere l'autorizzazione addirittura prima di incontrarsi fisicamente per la cessione. Inviterei quindi l'autore a fornire dati sulla presunta pericolosità di tale mercato, magari evidenziando quante cessioni tra privati (che le Questure lombarde conoscono una per una) abbiano richiesto l'apertura di procedimenti penali ed amministrativi in quanto l'acquirente era sprovvisto di licenza oppure ne ha esibita una falsa ed il cessionario non è stato in grado di accorgersene. Trovo infine moralmente criticabile che in un articolo si voglia mettere in cattiva luce, per non dire sotto accusa, una intera categoria di persone che sono al contrario certificate come sane ed oneste dall'Autorità di P.S. e per di più con interviste ad ipotetici anonimi non identificabili. Ammesso e non concesso che poi tale fantomatico armiere esista realmente ed abbia esattamente detto quanto riportato, sottolineo l'evidente conflitto di chi deve mettere sotto accusa un mercato che, qualora venisse limitato come si augura, gli comporterebbe maggiori guadagni. Un po' come chiedere all'oste non se il suo vino è buono, ma se lo sia quello dei suoi concorrenti.

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